Quando i disagi sorpassano ogni limite

Sapete bene quanto io sia ormai molto suscettibile per quanto riguarda il “servizio” di Trenitalia; sinceramente, fino a ieri, pensavo di averle viste tutte. Mi sbagliavo.

Racconterò con ordine: insieme ad un mio compagno di corso mantovano, sono sceso dall’autobus alle 18.40 con l’idea di prendere il treno Regionale (esatto, scattati i nuovi orari, gli InterRegionali sono stati eliminati e sostituiti dai nuovi Regionali veloci) delle 18.33 nel caso fosse in ritardo. Dato che il mio compare avrebbe dovuto fare il biglietto, ci siamo salutati e sono corso sul binario del convoglio diretto a Parma, che sono riuscito a prendere con un colpo di fortuna (dato che la partenza era in ritardo di 15 minuti).
Treno nuovo di zecca, bellissimo. Display nella parte superiore, che indicava informazioni generiche come velocità, ritardo (immancabile) e orario, prese 220 per i portatili e caricabatterie dei cellulari, puliti…insomma, finalmente ho pensato, un bel treno. Sono stati proprio bravi. Dato che non avevo obliterato, ed il treno era molto corto, ho deciso che per stare in pace con me stesso sarei dovuto andare verso il capotreno per regolarizzare il mio viaggio. Dopo il “classico” quarto d’ora di ritardo, il treno parte lentamente per Anzola, la prima fermata prevista.

Dopo 300 metri, il treno si ferma. Il primo pensiero, dato il ritardo, è andato subito alle precedenze dei treni più veloci o, al limite, un semaforo rosso. Il tempo passa, l’iPod scorre le canzoni, ma il treno non parte. Addirittura, si spengono tutte le luci e si rimane completamente al buio.
Dopo 25 minuti, qualcuno ha chiesto informazioni ed ha piacevolmente scoperto che il treno si era guastato. Il capotreno, con il collega, era alle prese con il libretto di istruzioni (non scherzo affatto) del nuovo convoglio, dato che il segnale “Errore di Comunicazione” e lo spegnimento del treno, non erano sicuramente una cosa normale.
19:30: dopo vari sfottò verso Trenitalia, il capotreno, il libretto di istruzioni, eccetera…l’impiegato dell’azienda più scancherata del paese ha detto ai pochi presenti davanti alla cabina che il treno era guasto e che dovevamo tornare in stazione, spinti da una motrice.

La partenza da Bologna era prevista alle 18.30, la partenza effettiva da Bologna c’è stata alle 18.45. L’arrivo, A BOLOGNA, è avvenuto nello stesso binario di partenza alle 19.40. Magnifico. Incredibile.

Alle 20.05 parte l’IC su cui sono successivamente salito. Ovviamente nessun controllore ha avuto il coraggio di lamentarsi del mio biglietto di fascia chilometrica non valido su quel tipoo di treno.

Mantovano che perdi, Mantovana che trovi. Sul treno ho avuto modo di scambiare quattro lamentele con una ragazza diretta nella città lombarda, al terzo anno di università. Anche lei ovviamente non vede l’ora di laurearsi per eliminare i ricordi del treno dalla sua vita. Ho avuto modo anche di ascoltare un suo simpatico annedoto dell’anno scorso: un treno su cui era salita si è dimenticato di fermarsi a Modena. Avete capito bene. Dopo svariati chilometri, il treno si è fermato ed è tornato indietro. Succede anche questo.

Sono arrivato a Modena alle 20.30, esattamente con 100 minuti di ritardo su 20 di viaggio. Direi che la media del mio Train Delay Counter è stata modificata. Infatti, ogni treno che ho preso da Novembre, ha subito in media 23 minuti di ritardo, ovvero più del 100% del tempo di viaggio.

Insomma, discreto rientro. Quest’oggi avrei voluto parlarvi di Crash, che ho visto ieri al cinema molto volentieri, delle risse al MediaWorld per l’iPod Mini a 99€ e dello strip blog di cui sono venuto a conoscenza oggi. Invece niente.

Quote del giorno:


You think you know who you are. You have no idea.
- Matt Dillon (Crash)

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5 Responses to “Quando i disagi sorpassano ogni limite”


  1. 1 Tommy

    C’è un solo commento possibile: mwawawawawawawawawawawa!!!

    (porcellone, te ne vai sugli strip blog, eh? ;-D)

  2. 2 A. Gates

    Fa bene, così si tiene in allenamento :D

  3. 3 Fabrizio

    I fake strip-blog tra l’altro

  4. 4 andrea battantier

    Trenitalia: there’s a patience to my limit (ogni limite ha una pazienza)

    Ora ve la racconto io una bella storia del treno.
    Stavo perdendo il treno e quando sono arrivato alla stazione c’erano tutti, tranne il treno.
    Una carrozza fuori uso, mi ha detto un tale vestito di verde.
    Saranno le cimici, ha commentato una vecchietta, in attesa da tre ore con la sua borsetta di pitone.
    Eravamo tutti lì a scaldarci con un fuoco improvvisato da due operai, parlando contro un teno che non arriva mai.
    Un uomo in verde ha provato a dire: stiamo lavorando per voi…per dare più sicurezza!
    Un coro l’ha investito, tanto che se n’è andato indignato rimettendosi il cappello in testa e la paletta a mò di scudo.
    Ma che gli serve sta paletta? Non certo per il nuovo treno veloce Roma-Milano, tre ore e 40 di attesa.
    Puntualità e sincerità: loro dicono che si tratta di sfortuna, e che è scattata una campagna contro i treni italiani.
    E poi, sempre meglio un ritarduccio che il deragliamento (Intercity Crotone-Milano, sentiamo la notizia alla radio mentre un macchinista ravviva il fuoco con le cassette della frutta).
    Un ministro ha detto: tranquilli, con l’alta velocità, tutto filerà liscio. E intanto siamo in duecento sui binari a protestare, più che altro per scaldarci. E nascono le prime amicizie.
    Una ragazza di 20 anni manda a fare in culo un intervistatore: chiedeva il parere su puntualità, pulizia, affollamento e informazione.
    E lo so, è un lavoraccio di questi tempi fare sondaggi per treniitalia.
    E pure le pubblicità, oramai, sembrano sketch buoni per zelig!
    Quando un ragazzo estrae compiaciuto da una busta una fila di 50 salsicce (le doveva portare ad uno zio di Matera), sui binari non si guarda più l’orologio.
    Un gruppo di pellegrini che doveva andare a Loreto, esalta il fuoco aggiungendo legna e pezzetti di carbone; tanto oramai la processione è bella che andata: in sei ore di attesa, un pellegrino ha smesso di essere vegetariano, uno ha trovato fidanzata, altri due hanno perso la fede.
    Un capotreno si è unito a noi e si è fatto fuori tre salsicce (ma non lo dite in giro, se mi vedono mi fanno storie). Prima di andarcene ci ha detto: “pure voi che volete? I treni italiani costano la metà di quelli tedeschi e francesi…è chiaro che il servizio magari non sempre è perfetto. Ma qui sul binario morto di fine 2005, nessuno aspettava la perfezione, ma solo un cazzo di treno.

    andrea battantier
    (utente trenitalia lievemente insoddisfatto)

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