Giornata divertente ed importante. Dopo esserci svegliati in ritardo rispetto ai giorni precedenti, dopo una colazione veloce le nostre strade si dividono. Mentre mio cugino, dopo aver ascoltato i consigli di Nils, è andato a cercar lavoro per la città, io sono finalmente andato negli uffici di Emirates per pagare il viaggio di andata per la Nuova Zelanda. Ebbene si, è ufficiale.

Partirò per la New Zealand il 12 aprile, con un bellissimo 777 di Emirates (fino a Auckland), e tornerò il 3 maggio, con un 717 (o un Airbus 320) di JetStar (da Christchurch), la compagnia low-cost di Qantas. Il viaggio di ritorno, incredibilmente, siamo riusciti ad acquistarlo per 130 dollari australiani. Un prezzo mitico! Partirò con Jieun, la coreana, Sara e Francesca, sperando di poter incontrare nuovamente Porter durante il mio cammino.

Dopo aver pagato i biglietti, chiacchero per circa 20 minuti con il simpatico e disponibile impiegato di Emirates di compagnie aeree, aeroplani e Dubai. L’impiegato mi lascia gentilmente una carteva di depliant e tutto quello che potevo avere riguardo Emirates…che cercherò di conservare come ricordo.
Dopo un pranzo veloce in consolato, mi rincontro con mio cugino e decidiamo di farci un giro con il Ferry. “Portami in un posto dove non sei ancora stato”, mi dice. Così sul tabellone scelgo il primo traghetto per un “X bay” che leggo e decidiamo di andare a Neutral Bay, ignorandone la posizione. Il traghetto è costato 5 dollari, per un viaggio di neanche 10 minuti e per giunta finiamo in una zona puramente residenziale. Dopo aver adocchiato una ragazza durante il viaggio in traghetto, la vediamo aspettare l’autobus vicino al molo di Neutral Bay. A quel punto, da veri italiani, decidiamo di abordarla (dato che siamo in tema di moli). Parte mio cugino, dicendole erroneamente “Are you here”? Lei giustamente, si guarda addosso e risponde affermativamente. A quel punto, mi è sembrato opportuno intervenire per iniziare una conversazione che avesse un senso compiuto. Dopo una intensa chiaccherata, Monique (davvero molto molto molto carina) ci dice che a Neutral Bay non c’è proprio un bel niente da vedere e nel momento più concitante, arriva l’autobus che ce la porta via. Per scarso tempismo, non saliamo sul mezzo anche perchè non sapevamo dove mai avrebbe potuto portarci. Camminando alcuni isolati, ci ritroviamo il suo autobus di fronte. Mentre Monique dal finestrino ci saluta e ci sorride, noi ci guardiamo e iniziamo a piangerci addosso pensando di aver perso il tren…il bus della nostra vita. Al momento, varie idee ci sono venute in mente: attaccare un annuncio sulla fermata del Ferry, prendere l’autobus successivo per una destinazione ignota sperando di incrociarla per culo, montare una tenda sul posto, oppure (ma non era una scelta molto economica) comprare casa a Neutral Bay.
Siamo tornati a casa.

Dopodichè, ci siamo polleggiati al Botanic Park con Francesca e Julia, la tedesca, fino ad orario di cena.

Stanchi di cucinare (dopo 2 giorni), decidiamo di tentare la via della pizza a Kings Cross. Nonostrante le nostre perplessità (causa costo e causa gusto), la pizza non era poi così male. Nell’attesa della cottura, comunque, si presenta un giovane accompagnato da una bella figliuola, attratto dalle nostre discussioni in lingua madre. Il ragazzo era un australiano che, pensate un po, ha fatto un master di due anni a Bologna e ha imparato l’italiano sul posto. Mentre discutevamo con questo baldo giovane, un altro ragazzo esordisce con un “ma siete italiani anche voi?”. Mitico…non abbiamo incontrato italiani in 5 giorni, ma basta una pizzeria per ritrovarci tutti. Manuel, del lago di Garda, ci dice subito di non partire mai per un lungo viaggio con la propria ragazza perchè lui, qui con lei da 4 mesi, era felicissimo di essere venuto a prendere la pizza da solo.
Finite le pizze, ci uniamo alla discussione di due belle ragazze, una irlandese (che, secondo Francesco, le faceva l’occhiolino, ma è un ipotesi tutta da verificare), e una scozzese con l’occhio bionico (sempre secondo Francesco, sempre ipotesi da verificare).
Tornato in cucina, mi unisco ad un altro gruppetto e iniziamo a giocare a carte con loro. Scoprirò poi che la partita è davvero multietnica: uno svedese (Nils), un greco (Costas), una olandese, una austriaca, una inglese (davvero figa) ed io. La partita è accompagnata da un vinello bianco e a proposito vi consiglio di ingrandire l’immagine allegata.

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