Monthly Archive for March, 2006

Qualche foto

Anche se con un po’ di ritardo, approfitto di questi giorni senza novità clamorose per proporvi le foto delle scorse settimane che vengono direttamente dalla macchina fotografica di Sara.
Sara, Io, Francesca e Daniele Foto di gruppo post-lavoro La cena da Moretti, la vera pizza italiana

All'Irish Pub Siamo gli stagisti, piu belli, del mondo... St Patrick day

Francy e Sara Effetto Guinnes

Per poi passare a materiale più recente, fatto con la mia Canon.

Un salernitano a Sydney Il tramonto dal mio ostello I vicoli vicino al nostro ostello

Sabato qui è stato il Big Day: grazie a Costas, il ragazzo greco, alle mie pressioni e alla disponibilità dello staff dell’ostello, abbiamo la wireless! Ebbene si, probabilmente non sarà il primo ostello nel mondo, ma è sicuramente uno dei pochissimi (se non l’unico) ostello in Sydney che offre questo servizio…gratuitamente! Questo significa che da ora in poi non spenderò più “follie” per aggiornare il blog, spedire foto, telefonare e potrò accedere ad internet dal mio letto a qualsiasi ora del giorno e della notte. Is it a good news, isn’t it?

Per concludere, una piccola nota sul cambio di orario. In Italia, se non sbaglio, cambierete l’orario stanotte. A causa dei Commonwealth Games di Melbourne, in Australia cambieremo orario il 1 aprile. Quindi fino a sabato notte (per voi ovviamente) saremo a 10 ore di differenza, poi a 9 e dal primo aprile, a 8. La cosa curiosa è che qui le stagioni cambiano con il mese: per esempio l’autunno è partito il 1° Marzo. Valli a capire…

Verso la Nuova Zelanda

Giornata divertente ed importante. Dopo esserci svegliati in ritardo rispetto ai giorni precedenti, dopo una colazione veloce le nostre strade si dividono. Mentre mio cugino, dopo aver ascoltato i consigli di Nils, è andato a cercar lavoro per la città, io sono finalmente andato negli uffici di Emirates per pagare il viaggio di andata per la Nuova Zelanda. Ebbene si, è ufficiale.

Da quando se ne è andata a Porter mangiare non è più lo stesso... Che trio!

Partirò per la New Zealand il 12 aprile, con un bellissimo 777 di Emirates (fino a Auckland), e tornerò il 3 maggio, con un 717 (o un Airbus 320) di JetStar (da Christchurch), la compagnia low-cost di Qantas. Il viaggio di ritorno, incredibilmente, siamo riusciti ad acquistarlo per 130 dollari australiani. Un prezzo mitico! Partirò con Jieun, la coreana, Sara e Francesca, sperando di poter incontrare nuovamente Porter durante il mio cammino.

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Dopo aver pagato i biglietti, chiacchero per circa 20 minuti con il simpatico e disponibile impiegato di Emirates di compagnie aeree, aeroplani e Dubai. L’impiegato mi lascia gentilmente una carteva di depliant e tutto quello che potevo avere riguardo Emirates…che cercherò di conservare come ricordo.

Dopo un pranzo veloce in consolato, mi rincontro con mio cugino e decidiamo di farci un giro con il Ferry. “Portami in un posto dove non sei ancora stato”, mi dice. Così sul tabellone scelgo il primo traghetto per un “X bay” che leggo e decidiamo di andare a Neutral Bay, ignorandone la posizione. Il traghetto è costato 5 dollari, per un viaggio di neanche 10 minuti e per giunta finiamo in una zona puramente residenziale. Dopo aver adocchiato una ragazza durante il viaggio in traghetto, la vediamo aspettare l’autobus vicino al molo di Neutral Bay. A quel punto, da veri italiani, decidiamo di abordarla (dato che siamo in tema di moli). Parte mio cugino, dicendole erroneamente “Are you here”? Lei giustamente, si guarda addosso e risponde affermativamente. A quel punto, mi è sembrato opportuno intervenire per iniziare una conversazione che avesse un senso compiuto. Dopo una intensa chiaccherata, Monique (davvero molto molto molto carina) ci dice che a Neutral Bay non c’è proprio un bel niente da vedere e nel momento più concitante, arriva l’autobus che ce la porta via. Per scarso tempismo, non saliamo sul mezzo anche perchè non sapevamo dove mai avrebbe potuto portarci. Camminando alcuni isolati, ci ritroviamo il suo autobus di fronte. Mentre Monique dal finestrino ci saluta e ci sorride, noi ci guardiamo e iniziamo a piangerci addosso pensando di aver perso il tren…il bus della nostra vita. Al momento, varie idee ci sono venute in mente: attaccare un annuncio sulla fermata del Ferry, prendere l’autobus successivo per una destinazione ignota sperando di incrociarla per culo, montare una tenda sul posto, oppure (ma non era una scelta molto economica) comprare casa a Neutral Bay.
Siamo tornati a casa.

Neutral Bay Sempre Neutral Bay

Dopodichè, ci siamo polleggiati al Botanic Park con Francesca e Julia, la tedesca, fino ad orario di cena.

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Stanchi di cucinare (dopo 2 giorni), decidiamo di tentare la via della pizza a Kings Cross. Nonostrante le nostre perplessità (causa costo e causa gusto), la pizza non era poi così male. Nell’attesa della cottura, comunque, si presenta un giovane accompagnato da una bella figliuola, attratto dalle nostre discussioni in lingua madre. Il ragazzo era un australiano che, pensate un po, ha fatto un master di due anni a Bologna e ha imparato l’italiano sul posto. Mentre discutevamo con questo baldo giovane, un altro ragazzo esordisce con un “ma siete italiani anche voi?”. Mitico…non abbiamo incontrato italiani in 5 giorni, ma basta una pizzeria per ritrovarci tutti. Manuel, del lago di Garda, ci dice subito di non partire mai per un lungo viaggio con la propria ragazza perchè lui, qui con lei da 4 mesi, era felicissimo di essere venuto a prendere la pizza da solo.

Finite le pizze, ci uniamo alla discussione di due belle ragazze, una irlandese (che, secondo Francesco, le faceva l’occhiolino, ma è un ipotesi tutta da verificare), e una scozzese con l’occhio bionico (sempre secondo Francesco, sempre ipotesi da verificare).
Tornato in cucina, mi unisco ad un altro gruppetto e iniziamo a giocare a carte con loro. Scoprirò poi che la partita è davvero multietnica: uno svedese (Nils), un greco (Costas), una olandese, una austriaca, una inglese (davvero figa) ed io. La partita è accompagnata da un vinello bianco e a proposito vi consiglio di ingrandire l’immagine allegata.

Il vino di Costas La

Un lunedì multietnico

Anche la giornata di lunedì è stata piuttosto movimentata. Causa ovvio jetlag, Francesco passa la notte in bianco e per rendergli più facile la permanenza, lo porto in giro per i punti cardine della città. Lui mi chiamerà poi Virgilio, anche se a suo dire preferirebbe chiamarmi Beatrice dato che qui è un paradiso, ma a scanso di equivoci ha preferito restare sul primo. Torniamo in ostello per cucinare la pasta e notiamo una ragazza sola soletta: quale miglior occasione per conoscerla se non offrirle il pranzo?

E così, tra un rigatone e l’altro, conosciamo pian piano Porter, una ragazza molto carina e affascinante. Nata a Los Angeles, ha vissuto parecchi anni in costa azzurra (Francia), per poi tornare in patria per stabilirsi, però, vicino a New York.

A cena invece, scambio di favori. Da buon vegetariana, è lei a cucinare per me e io recupero tutta la dose di verdura che non ho mangiato in 30 giorni, il tutto accompagnato dal solito shiraz australiano.

Dopocena, raduno la truppa. Da Kings Cross parte un gruppo formato da: due italiani (salerno-modena), uno svedese (Nils), una americana (Porter), una tedesca di origini tunisine (Leila) e una inglese (Ehm…). Ad aspettarci nella city altri due stranier….pardon, siciliani: Sara e Manfredi. Una volta al completo, ci infiliamo in un Irish Pub in The Rocks e iniziamo ad ordinare un buon numero di Killkenny. E’ Nils però a vincere il premio resistenza, con sei birre sul groppone.

DSC02259.jpg Il gruppo multietnico

Il fine serata prende pieghe diverse per svariati componenti del gruppo multietnico.

Più tardi scoprirò che Porter suona il piano, scrive e canta canzoni. E che ha inciso un CD. E che è già nel mio iPod. E che è davvero bravissima.
Come qui succede di consueto, non c’è giorno senza partenze e martedì ci abbandonano Leila e Porter, appunto. La prima torna in patria, la seconda continua il suo viaggio in Australia prima di andare in Nuova Zelanda per due mesi e dopo (ahimè, che fortuna) essere stata una settimana a Tokyo.

Killkenny in action Porter

A volte…arrivano

Domenica mattina mi sveglio con le più buone intenzioni e inizio a lasciare curriculum per Circolar Quay. Quando arrivano le 11 AM, il cielo si apre e il caldo asfissiante comincia a perseguitare il tuo look da cercalavoro, poco adatto (per nulla adatto) a quelle temperature. Così la giornata prende un altra piega e decido di andare al mare, per la prima volta a Mainly, con Sara.

L’effetto “partiamo per l’australia”, dopo aver colpito me grazie a Francesca, ha colpito mio cugino: appena ha sentito della mia partenza ha deciso che era anche per lui il momento di partire per l’avventura. Ebbene, domenica sera alle ore 8 PM è atterrato con la Qantas a Sydney, dopo il solito estenuante viaggio da 22 ore con scalo a Hong Kong. Carramba che sorpesa. La cosa buffa è che probabilmente passeremo più tempo insieme in Australia di quanto ne abbiamo mai passato in tutta la nostra vita in Italia (causa distanza fisica).

Per andare a prendere Francesco, mio cugino, in aeroporto prendo il bus navetta che, nonostante il giro dell’oca, mi porta a destinazione in tempi ragionevoli. Ne approfitto per lasciare il curriculum agli autonoleggi dell’aeroporto, che per tradizione continueranno a non chiamarmi :) L’areo Qantas arriva addirittura in anticipo e a stento riusciamo a trattenere le lacrime per il fatidico incontro.
Da bravo cicerone, dopo averlo portato in ostello ad appoggiare tutta la roba e dopo una meritata doccia, l’ho portato in giro per Sydney by night, con scontata tappa cabala da Starbucks per tappare il buco dello stomaco.

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La giornata di lunedì è stata particolare e meriterà un altro post, ma l’arrivo di mio cugino si è fatto già sentire ed è giusto raccontare qualche aneddoto, come ad esempio quando in Kings Cross al passare di due belle ragazze ha esclamato “Che gnocche!” e una si gira e risponde “Grazie eh?!?”. Notevole.

Fate gli auguri anche a Francesco. Ben arrivato! Chi sarà il prossimo?

PS: Mauro in camera mia ho avuto due svizzeri per 4 giorni, ma finalmente si sono levati dalle scatole! Mi sembrava di avere te in stanza! :D

St. Patrick’s Day

Le brutte giornate, di solito, si riconoscono dall’inizio. Lo stesso succede per quelle belle. Se quando scendi dalla metropolitana a Martin Place, per andare a Circular Quay a piedi, hai quella piacevole sensazione di bella giornata grazie al tempo, completamente sereno, e il venticello, che soffia ad una temperatura estremamente piacevole, ne hai una conferma. Ormai sono da più di due settimane a Sydney e mi sento quasi “used” della sua vita, ma ogni volta che alzo la testa e mi vedo questi grattacieli da tutte le parti, con il mare davanti…non posso non meravigliarmi.
Questo è un po il succo della giornata di venerdì, sicuramente qualitativamente superiori alle due precedenti, dove non avrei praticamente niente da raccontarvi.
Dopo essere nuovamente stato all’Italian Institute of Culture di Sydney, 45esimo piano del palazzone interamente di vetro che sovrasta Circular Quay e Opera House, con Sara sono andato a Watson Bay, a detta di tutti una delle zone più belle di spiagge di Sydney. E così è. Piccole lingue di spiagge, acqua limpida, trasparente, con davanti il panorama della city. Grattacieli, Sydney Tower, Harbour Bridge. Notevole, davvero notevole.

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Dopo una giornata di sole (e la testimonianza di essere un po’ abbronzato l’ho avuta da un ragazzo che pensava fossi musulmano) e dopo un ottimo Fish & Chips, torno a Kings Cross in corriera e mi godo, dal finestrino, il tramonto sulle varie baie che fronteggiano Sydney con l’iPod puntato sulla playlist “Classifica Anni 80″.

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Senza dimenticare che venerdì era St Patrick’s day. Quindi, anche se con leggero ritardo (3 ore) rispetto a quanto si era detto, a mezzanotte ci troviamo (Io, Francy, Johnny, Sara e Manfredi) a Darling Harbour per andare poi a The Rocks (la città vecchia), alla ricerca di un Irish Pub, che troviamo. Come potete immaginare c’è molta euforia nell’aria, tutti indossano qualcosa di verde mentre io affermo di essere daltonico. La colonia siciliana regge bene, anche se dalle facce è intuibile l’alto tasso alcolico. Per finire in bellezza, un bel Banana Plunkcake e finalmente si torna a casa ad orari a me più consoni, alle 4 AM circa.

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Venerdì, si, è stata davvero una bella giornata. Come sabato, d’altronde. Altra giornata a Watson Bay, stavolta con Francesca, nonostante il tempo non sia stato proprio amico.

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PS: scusate per il ritardo nell’aggiornamento del blog, ma aspettavo le foto da parte di Sara.