Monthly Archive for May, 2007

Flickr

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Da quando la mia webgallery in flash ha smesso di funzionare, mi sono posto il problema di dove piazzare le mie foto. Dopo svariate opzioni prese in considerazione sono arrivato alla decisione di utilizzare Flickr, probabilmente la più gossa community di foto al mondo (comprata da Yahoo qualche annetto fa).
Da oggi quindi, tutte le mie foto (e non solo quelle scattate durante il mio anno fuori dall’Italia) sono disponibili online nella pagina del mio account .

La maggior parte delle foto, come questa in alto, sono scaricabili in qualsiasi risoluzione e quindi sarà facile per voi utilizzarle come sfondo per il desktop.

Fatemi sapere che cosa ne pensate!

Lettera a Beppe Grillo

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Caro Beppe,
mi chiamo Fabrizio, sono un ragazzo di 21 anni e vivo a Maranello, in provincia di Modena. Sono sempre stato appassionato di Informatica e ora la studio all’Università di Bologna. Grazie a te, da qualche anno, mi sono avvicinato alla politica, all’economia, alla salute e ai problemi di tutti i giorni che questo paese deve affrontare. Mi sono poi avvicinato alla satira di Luttazzi ed infine al grande Marco Travaglio.
A causa della nostra situazione politica, a causa della scarsa fiducia che ho nel sistema universitario, a causa del mio status da pendolare che ogni giorno mi metteva davanti alle situazioni agghiaccianti dell’A1 (Modena Sud – Bologna B. Panigale) e del sistema ferroviario, a Gennaio 2006 decido che così non volevo più andare avanti. In pochi giorni ho prenotato un biglietto aereo per Sydney e a Febbraio 2006 sono partito alla volta dell’Australia, dove appena una settimana dopo ho trovato lavoro (in regola, grazie al visto working-holiday). Dovevo starci poche settimane, invece ho sfruttato tutta la durata del visto, ovvero 12 mesi. Da 16.000km di distanza leggo della crisi di Alitalia e Trenitalia, il cambio di governo, Calciopoli, Vallettopoli ma tutti mi sembravano contenti anche perché abbiamo vinto i Mondiali. Dell’Italia e dei suoi sistemi, invece, non ho sentito la mancanza.
Torno in Italia nel Febbraio 2007, non mi aspettavo miracoli e difatti così è stato. La TV è diventata inutile, Youtube diventa sempre più il posto in cui è possibile avere una vera informazione.
Ho 21 anni e mi dicono che si vede che sono giovane, dato che spero in un cambiamento positivo dell’Italia. Il mio capo del governo ha 68 anni (e Wikipedia mi fa capire che non dovrei essere contento del suo passato), il capo dell’opposizione ne ha 70 (e ha 7 prescrizioni per ogni 10 anni di vita) e Napolitano 82. Forse il tempo risolverà tutto, ma guardando una delle pochissime trasmissioni di vera informazione in TV (Report) mi pare che le colpe della nostra situazione non sono attribuibili a pochi. Le inchieste sul nostro sistema giudiziario, sui lavori pubblici, sulla Telecom, sull’emergenza rifiuti nel meridione, sui consigli di amministrazione e tanti altri, mi portano quasi a pensare che esistano paesi migliori dell’Italia in cui vivere, tralasciando lo Zimbawe.
Sono un ragazzo di 21 anni e ho paura di stare male, perché se vado all’ospedale rischio di respirare protossido d’azoto, se vado in una clinica privata rischio che mi trovino una malattia che non ho.
Sono un ragazzo di 21 anni e sono preoccupato del mio futuro in questo paese, nonostante sono conscio che c’è chi sta molto peggio di me.
Caro Beppe, pare che abbiamo a cuore gli stessi temi ma tu di anni ne hai 59 e, data la tua esperienza, forse puoi darmi un consiglio perché io non so più cosa fare.
Mi chiedo se è giusto continuare a sognare, tentando di cercare di cambiare le cose, oppure gettare la spugna e ammettere che ormai la situazione è troppo compromessa, emigrando in una nazione più seria (a quanto pare, qualsiasi in Europa).
Sono un ragazzo di 21 anni ma su una cosa sono sicuro: io non resterò qui solo per guardare un paese andare sempre più alla deriva.

Sperando in una tua sincera risposta,

Fabrizio

Una volta era divertimento, ora è stress: Caro calcio ti scrivo

Calciopoli

Caro mondo del calcio,
è proprio vero: come si fa di questi tempi a portare la propria famiglia allo stadio? No, non mi referisco al problema Ultras finalmente sconfitto dai tornelli e dai biglietti nominali scritti a penna, ma allo stress che si crea ogni volta che si ha a che fare con l’acquisto dei tagliandi. Tralascio le società che si affidano a TicketOne (con frequenti problemi di natura tecnica e con diritti di prevendita allucinanti) e a quelle, come Vicenza, che ti permettono di acquistare comodamente i biglietti a Ravenna (!) oppure on-line (sempre che funzioni). Mi riferisco invece anche in parte al Modena FC, che dopo aver affidato a terzi la gestione del settore giovanile (già discutibile) noto che ha affidato a terzi anche la vendita dei biglietti. Spero, intanto, che non sia questo il motivo dei disagi che ho subito. Disagi piccoli, ma che dopo Calciopoli I e II, le leggi varate dagli ultimi due governi e le già discutibilissime scelte della società canarina ad inizio anno, mi stanno convincendo a non andare più allo stadio. Una volta era un divertimento, ora è uno stress. Premetto che non ho un abbonamento soltanto perché sono stato all’estero per 12 mesi e non perché, purtroppo, abbia intuito la “truffa” del famoso progetto targato liquidatore Baraldi (dopo Preziosi, un’altra ottima scelta Presidente). Tra l’altro, tutto questo tempo lontano dagli stadi, mi ha permesso di prenderne emotivamente le distanze e di essere, forse, più obiettivo.
Vado al sodo.
In Modena-Bologna ad un certo punto sono terminati i tagliandi interi di curva da 10€, mentre erano ancora disponibili tagliandi ridotti a 1€. Perché? Sono comunque entrato, grazie a tagliandi ottenuti per vie trasverse a cui ho aggiunto nome e data di nascita a penna, personalmente.
Per la partita di sabato sera, Modena-Mantova, un ragazzino della primavera del Modena (un 92’ direi), terminati i tagliandi ad 1€, ne ha dovuti pagare ben 6€ per entrare allo stadio. Perché?
Avrei voluto portare mio padre e mia madre alla stessa partita, dato l’attesa per questo posticipo, ma non è stato possibile. Mi sono messo in fila per i 3 biglietti con due carte di identità e la fotocopia della terza, dalle ore 5. Dopo mezz’ora di fila (chiaramente all’italiana) mi è stato detto che la fotocopia della C.I. non è sufficiente, nonostante i cartelli esposti sopra e di fianco le biglietterie affermino il contrario. Perché? Non è tanto per la legge (assurda, ma è quella), ma perché non rimuovono o modificano quei cartelli invece di rispondermi “Quei cartelli sono vecchi, la legge è nuova” o paragonando la fotocopia della carta d’identità per un biglietto dello stadio alla fotocopia della patente al posto dell’originale in caso di controllo per strada? In ogni caso, mio padre è entrato come Regina. Non perché sia un trans, ma perché è entrato con il biglietto nominale che avevo comprato per mia madre, che è rimasta a casa (tanto solitamente porta sfiga, l’unica partita a cui ha assisto è Chievo – Modena e sappiamo com’è finita).

In attesa perpetua di un calcio più pulito, meno stressante e con più buon senso,

un vostro ex-appassionato.

Seconda classe

Seconda classe

Do uno sguardo sul cellulare, perchè l’orologio oggi l’ho dimenticato sulla scrivania: ore 13.55 circa. Mio padre ed io, dopo una piccola rinfrescata al bar della stazione dei treni di Bologna, aspettiamo il treno Regionale delle 14.25 diretto a Piacenza, binario 4. Le nostre mattinate non iniziano nel modo migliore: io alle spalle ho un esame non consegnato, lui un guasto alla centralina in autostrada con una macchina da riconsegnare nel capoluogo emiliano. Le nostre mattinate, poi, si riuniscono nel capoluogo emiliano ad esame finito e centralina sostituita. Tralascio l’odissea per raggiungere via Farini (luogo di riconsegna), in pieno centro, dove tra lavori in corso, traffico e sensi unici a quanto pare è impossibile entrare senza commettere infrazioni ed uscire senza essere stressati. In teoria ci aspettavamo una macchina in cambio da portare a Modena, in pratica siamo dovuti tornare col treno…

Come dicevo, binario 4. Nell’attesa, un uomo sui 30 e sui 300 kg cammina per il binario chiedendo 50 cents alla gente…con l’inflazione percepita che c’è è come non chiedere niente. Il treno arriva e si ferma ma la porta della carrozza che ci ritroviamo di fronte è guasta, mentre alcuni tentano inultilmente di utilizzarla per uscire, nonostante il piccolo foglietto di carta attaccato con lo scotch al vetro avvisi del malfunzionamento. Saliti più avanti, ci accorgiamo che il convoglio è senza aria condizionata. Quando la temperatura esterna è intorno ai 30-32°, si assottigliano le differenze tra il forno di verniciatura della carrozzeria di mio padre e un servizio di pubblica utilità. Decidiamo quindi di stare vicino alle porte, mentre mio padre si accorge che nel tintometro ci sono delle persone sedute.
Sale una donna con una bambina, seguita dal compagno. “Visto che ce l’abbiamo fatta?” - afferma l’uomo. “Alla fine è proprio vero che non hai mai perso un treno in vita tua”. “Beh, penso sia difficile con i ritardi che hanno”, aggiungo ad alta voce.

Il treno parte, mio padre chiama il suo socio per farci venire a prendere in stazione. Urla, perchè il treno non è che fa rumore, non ti lascia proprio parlare. Esattamente come una Smart ForTwo in austostrada.

Arriva un ragazzino, maglietta e pantaloncini, con in mano un sacco a pelo e un piccolo zainetto da cui usciva un asciugamano dalla cerniera. “Devi andare in bagno?”, dice mio padre, “Guarda che è occupato”. “No no“, risponde lui, “C’è il controllore in fondo alla carrozza“. Mio padre, con ironia nascosta “Cazzo oh, vengono sempre quando non ce l’hai”. “Si, cioè oh, ma secondo te io faccio un biglietto da 2 euro e cinquanta per fare dieci minuti? Cioè…” e aggiunge: “Oh cioè, alla fine quando io vado in Sicilia, ci vado in giorni di festa…cioè, è tutto pieno….oh secondo te spendo 70 euro di biglietto? Siamo pazzi?“. Nel frattempo, si arriva a Castelfranco Emilia e alcuni decidono di scappare dal dipendente di Trenitalia. “Cioè oh, al massimo dico che l’ho buttato“. Un genio proprio…

Si sta per arrivare a Modena, finalmente fuori ci sarà un po di fresco. A corridoio quasi pieno, mio padre sorprendentemente afferma “In Svizzera…

Eh, si. In Svizzera… Io però sono in Italia.