Seconda classe

Seconda classe

Do uno sguardo sul cellulare, perchè l’orologio oggi l’ho dimenticato sulla scrivania: ore 13.55 circa. Mio padre ed io, dopo una piccola rinfrescata al bar della stazione dei treni di Bologna, aspettiamo il treno Regionale delle 14.25 diretto a Piacenza, binario 4. Le nostre mattinate non iniziano nel modo migliore: io alle spalle ho un esame non consegnato, lui un guasto alla centralina in autostrada con una macchina da riconsegnare nel capoluogo emiliano. Le nostre mattinate, poi, si riuniscono nel capoluogo emiliano ad esame finito e centralina sostituita. Tralascio l’odissea per raggiungere via Farini (luogo di riconsegna), in pieno centro, dove tra lavori in corso, traffico e sensi unici a quanto pare è impossibile entrare senza commettere infrazioni ed uscire senza essere stressati. In teoria ci aspettavamo una macchina in cambio da portare a Modena, in pratica siamo dovuti tornare col treno…

Come dicevo, binario 4. Nell’attesa, un uomo sui 30 e sui 300 kg cammina per il binario chiedendo 50 cents alla gente…con l’inflazione percepita che c’è è come non chiedere niente. Il treno arriva e si ferma ma la porta della carrozza che ci ritroviamo di fronte è guasta, mentre alcuni tentano inultilmente di utilizzarla per uscire, nonostante il piccolo foglietto di carta attaccato con lo scotch al vetro avvisi del malfunzionamento. Saliti più avanti, ci accorgiamo che il convoglio è senza aria condizionata. Quando la temperatura esterna è intorno ai 30-32°, si assottigliano le differenze tra il forno di verniciatura della carrozzeria di mio padre e un servizio di pubblica utilità. Decidiamo quindi di stare vicino alle porte, mentre mio padre si accorge che nel tintometro ci sono delle persone sedute.
Sale una donna con una bambina, seguita dal compagno. “Visto che ce l’abbiamo fatta?” - afferma l’uomo. “Alla fine è proprio vero che non hai mai perso un treno in vita tua”. “Beh, penso sia difficile con i ritardi che hanno”, aggiungo ad alta voce.

Il treno parte, mio padre chiama il suo socio per farci venire a prendere in stazione. Urla, perchè il treno non è che fa rumore, non ti lascia proprio parlare. Esattamente come una Smart ForTwo in austostrada.

Arriva un ragazzino, maglietta e pantaloncini, con in mano un sacco a pelo e un piccolo zainetto da cui usciva un asciugamano dalla cerniera. “Devi andare in bagno?”, dice mio padre, “Guarda che è occupato”. “No no“, risponde lui, “C’è il controllore in fondo alla carrozza“. Mio padre, con ironia nascosta “Cazzo oh, vengono sempre quando non ce l’hai”. “Si, cioè oh, ma secondo te io faccio un biglietto da 2 euro e cinquanta per fare dieci minuti? Cioè…” e aggiunge: “Oh cioè, alla fine quando io vado in Sicilia, ci vado in giorni di festa…cioè, è tutto pieno….oh secondo te spendo 70 euro di biglietto? Siamo pazzi?“. Nel frattempo, si arriva a Castelfranco Emilia e alcuni decidono di scappare dal dipendente di Trenitalia. “Cioè oh, al massimo dico che l’ho buttato“. Un genio proprio…

Si sta per arrivare a Modena, finalmente fuori ci sarà un po di fresco. A corridoio quasi pieno, mio padre sorprendentemente afferma “In Svizzera…

Eh, si. In Svizzera… Io però sono in Italia.

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3 Responses to “Seconda classe”


  1. 1 sir jey

    onore al ragazzino! Trenitalia vaffanculo!

  2. 2 FRa from Salerno

    Almeno sulla terza classe del titanic si ballava….

  3. 3 Tommy

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