Le foto scattate a Stoccolma potete già trovarle su Flickr!
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Do uno sguardo sul cellulare, perchè l’orologio oggi l’ho dimenticato sulla scrivania: ore 13.55 circa. Mio padre ed io, dopo una piccola rinfrescata al bar della stazione dei treni di Bologna, aspettiamo il treno Regionale delle 14.25 diretto a Piacenza, binario 4. Le nostre mattinate non iniziano nel modo migliore: io alle spalle ho un esame non consegnato, lui un guasto alla centralina in autostrada con una macchina da riconsegnare nel capoluogo emiliano. Le nostre mattinate, poi, si riuniscono nel capoluogo emiliano ad esame finito e centralina sostituita. Tralascio l’odissea per raggiungere via Farini (luogo di riconsegna), in pieno centro, dove tra lavori in corso, traffico e sensi unici a quanto pare è impossibile entrare senza commettere infrazioni ed uscire senza essere stressati. In teoria ci aspettavamo una macchina in cambio da portare a Modena, in pratica siamo dovuti tornare col treno…
Come dicevo, binario 4. Nell’attesa, un uomo sui 30 e sui 300 kg cammina per il binario chiedendo 50 cents alla gente…con l’inflazione percepita che c’è è come non chiedere niente. Il treno arriva e si ferma ma la porta della carrozza che ci ritroviamo di fronte è guasta, mentre alcuni tentano inultilmente di utilizzarla per uscire, nonostante il piccolo foglietto di carta attaccato con lo scotch al vetro avvisi del malfunzionamento. Saliti più avanti, ci accorgiamo che il convoglio è senza aria condizionata. Quando la temperatura esterna è intorno ai 30-32°, si assottigliano le differenze tra il forno di verniciatura della carrozzeria di mio padre e un servizio di pubblica utilità. Decidiamo quindi di stare vicino alle porte, mentre mio padre si accorge che nel tintometro ci sono delle persone sedute.
Sale una donna con una bambina, seguita dal compagno. “Visto che ce l’abbiamo fatta?” - afferma l’uomo. “Alla fine è proprio vero che non hai mai perso un treno in vita tua”. “Beh, penso sia difficile con i ritardi che hanno”, aggiungo ad alta voce.
Il treno parte, mio padre chiama il suo socio per farci venire a prendere in stazione. Urla, perchè il treno non è che fa rumore, non ti lascia proprio parlare. Esattamente come una Smart ForTwo in austostrada.
Arriva un ragazzino, maglietta e pantaloncini, con in mano un sacco a pelo e un piccolo zainetto da cui usciva un asciugamano dalla cerniera. “Devi andare in bagno?”, dice mio padre, “Guarda che è occupato”. “No no“, risponde lui, “C’è il controllore in fondo alla carrozza“. Mio padre, con ironia nascosta “Cazzo oh, vengono sempre quando non ce l’hai”. “Si, cioè oh, ma secondo te io faccio un biglietto da 2 euro e cinquanta per fare dieci minuti? Cioè…” e aggiunge: “Oh cioè, alla fine quando io vado in Sicilia, ci vado in giorni di festa…cioè, è tutto pieno….oh secondo te spendo 70 euro di biglietto? Siamo pazzi?“. Nel frattempo, si arriva a Castelfranco Emilia e alcuni decidono di scappare dal dipendente di Trenitalia. “Cioè oh, al massimo dico che l’ho buttato“. Un genio proprio…
Si sta per arrivare a Modena, finalmente fuori ci sarà un po di fresco. A corridoio quasi pieno, mio padre sorprendentemente afferma “In Svizzera…”
Eh, si. In Svizzera… Io però sono in Italia.
E’ da un mese che porto avanti il dubbio su questo aggiornamento. Dato il mio ritorno, il blog è venuto a mancare di argomentazioni e, di conseguenza, l’interesse attorno ad esso si è affievolito. C’è caso che ritorni in pista, esattamente come prima della partenza, commentando i fatti di cronaca e le mie disavventure di pendolare da Maranello a Bologna. Vedremo.
Ho lasciato Sydney il 10 febbraio e, se devo essere sincero, devo ancora abituarmi. Con la scusa di album, DVD e quadri non passa giorno che non metta mano all’archivio delle 5300 foto scattate nell’altro emisfero. Questa esperienza di 12 mesi mi ha dato tanto, da tutti i punti di vista. Compresa una ragazza speciale con cui, nonostante i chilometri e le difficoltà annesse, continuo a frequentarmi. O come tutti quei buoni amici con cui continuerò a sentirmi.
Tornare è stata dura. L’Italia è in una situazione imbarazzante dal punto di vista sociale, economico e politico; l’Italia è un paese in cui è difficile essere ottimisti, vederci un brillante futuro…e ne sento il peso. I piccoli motivi che mi hanno spinto ad andarmene, sono ancora li: Autostrade, Trenitalia, la delusione verso le università italiane. Come mi sono sentito dire qualche giorno fa, ormai di buono qui c’è rimasto solo il mangiare. Ma al momento non voglio trasformare questo post in una serie di lamentele al paese, anche se penso di rimediare presto con casi ed esempi pratici.
Il mio è e sarà un difficile riadattamento.

In Italy we say “fish out of the water” and probably is the best sentence for describing how I feel here. It’s a real strange feeling.
Was really hard leaving the hostel Saturday. I would say that was unreal, because I never felt like I was leaving but happened, so from one moment to the other i had to say goodbye to all, without spending any extra word with anyone. I just said goodbye and I left. When I was at the airport was more incredible, I was saying goodbye to Vanessa, Costas, Daniel and Katrin like I had an important call and I had to run at home. But I had no reasons, I never wanted to leave and until 2 hours before I was acting like everyday. But at 2.30, I had to leave and say goodbye. That’s the incredible way how I left everyone, how I left the Country.
The worst part were when I had to give the passport to the custom and when I was sitting on the plane. I had the consciousness that everything was finish and, believe me, i was really sad.
After the first, sad and boring 8-hours flight in Bangkok I had the first, strong, italian feeling. Most of the people that were waiting in the lounge in front of the next flight gate were italians and, as you can imagine, they were much much much louder than the people that were waiting in Sydney. Once the gate was opened, they started to pull each other for going to the Plane. Believe me, I was really sad for all this and I started to get scared about the whole return-thing.
The second flight, through, was better and I managed to sleep 5 hours in row. I arrived in Rome at 5AM, 1 hour earlier than the schedule and the other “warm” welcome arrived with the airport clearness (read: very dirty) and with the style how the airport staff were putting our baggage on the baggage reclaim (very i-don’t-want-to-do-nothing-so-i-just-trow-them roman style).
My parents were happy to see me as you can imagine and we had a huge conversation in the car going home.
I wanted to thank all the people that gave me a warm welcome back here in my place, but I also want to thank all the people down-under in Sydney that made my experience more and more fantastic everyday.
Beside I haven’t slept for long time, after the first night I don’t have any jet-lag symptom and I’m quite happy about that. I spent the morning with my Mum and I had, after long time, a real italian breakfast with a real typical italian creme croissant (”cornetto”) and a cappuccino. Then, shopping and I bought a lot of deli that I’ve dreamt for long time.
I wrote in english again. That’s a tribute for all the people that I left in Sydney and are interested in how I feel in this moment. I miss you all, guys!
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Mi sento un pesce fuor d’acqua. Essere tornati in Italia è una sensazione davvero strana…
E’ stato davvero difficile lasciare l’ostello sabato. Direi che è stato surreale, perchè perfino negli ultimi 2 giorni o nelle ultime 2 ore non ho mai avuto la sensazione di dover partire. Risultato: ad un certo momento mi sono ritrovato a dover salutare tutti quanti, senza aver avuto l’occasione di spendere qualche parola in più con tutte le persone a cui ero più legato. Ancora più incredibile è stato salutare Vanessa, Costas, Daniel e Katrin all’aeroporto. Stavo partendo, come se da un momento all’altro avessi ricevuto una chiamata urgente e me ne fossi dovuto andare. Fino a pochi momenti prima della partenza, mi comportavo come se fossi restatto li per altri due mesi.
I momenti più difficili, quelli in cui gli occhi erano diventi lucidi, sono stati al momento del controllo del passaporto alla dogana e quando sono nsalito in aereo. Stavo partendo. Li me ne sono reso conto.
Dopo il triste e noioso volo di 8 ore per Bangkok, ho iniziato a sentire un po’ di Italia. Se a Sydney davanti al gate tutte le persone erano in silenzio, nell’aeroporto Thailandese tutti gli italiani che aspettavano l’imbarco creavano una confusione pazzesca. Ad un certo momento, alcune persone si alzano e vanno davanti alla porta di vetro senza motivo. A quel punto, tutti si alzano e si mettono in fila, 20 minuti prima che alcun hostess comparisse. Poi, quando hanno iniziato a imbarcare la Business, in tanti hanno provato ad entrare lo stesso. Successivamente, iniziato l’imbarco per l’economy, la gente iniziava a spingere per poter entrare per prima nell’aereo. Pazzesco!
Il secondo volo, comunque, è stato migliore. Sono riuscito a dormire 5 ore e per me è stato un grande traguardo. Ringrazio inoltre la coppia della provincia di Milano che mi ha tenuto compagnia durante il volo. Arrivato a Roma, ho avuto un caldo benvenuto: la sporcizia dell’aeroporto e il modo in cui gli addetti ai bagagli buttavano le nostre valige sul rullo. La maggiorparte di queste, appena uscite dal bocchettone, cascavano per terra ed inevitabilmente la gente si lamentava e i più vicini all’ingresso dovevano rimediare rimettendole sopra. Stile romano, insomma.
Chiaramente i miei sono stati felici di rivedermi e, nella via di casa, abbiamo avuto una grossa chiaccherata. In tanti mi hanno dato un caloroso benvenuto e li ringrazio di cuore. Ringrazio però anche tutte le persone che ho lasciato a Sydney, artefici di aver reso la mia esperienza fantastica.
Nonostante non abbia dormito per quasi 3 giorni pieni, dopo la prima notte in Italia non ho ancora avuto nessun sintomo di Jet-Lag. Questa mattina sono andato con mia madre a fare colazione (mi mancavano un buon cappuccio e un cornetto) e un giro al supermercato. I tempi del Woolworth’s sono finiti…
Ho scritto in inglese di nuovo. E’ in onore di tutte le persone che ho lasciato a Sydney, interessate a come è stato il mio ritorno nel Bel Paese. Mi mancate tutti un casino ragazzi!
Ci siamo. Prima o poi doveva succedere. D’altronde everything has an end, tutto ha una fine. Ed è arrivata, dopo un anno, la fine anche per me e per il mio viaggio. Non che la voglia: è arrivata inesorabilmente dopo che l’ho cercata di rimandare varie volte, con successo e soddisfazione. Ma la accetto. Scade il visto, scade il biglietto aereo ma è anche ora di tornare a casa. E’ ora perchè ho fatto quello che dovevo fare, ho visto quello che volevo vedere ed è giusto per la famiglia, per gli amici, per l’università che riprenderò e cercherò (
) di finire. Sinceramente penso si tratti di convincimento forzato.
Quante avventure. L’arrivo, l’inglese, il primo viaggio con Nils, Carlo e Dylan, il lavoro nella lavanderia, il lavoro al ristorante, il viaggio in Nuova Zelanda, il lavoro in consolato, il viaggio alle Fiji, il lavoro in ufficio, il mondiale, Hong Kong, l’acquisto del Van, 20.000 in giro per l’Australia, l’incidente, la cessione del Van, la Tasmania…
Quanti amici. La lista potrebbe essere infinita. Quelli fissi, come Vanessa, Costas, Johnny, Connie. I periodi, come quelli con mio cugino, Nils, Grant, Cecile, Marie, Malin e Emma; come quelli con Klaus, Joerg, Ute, Diego, Luca, Lorenzo, Mauro; come quelli con Katrin, Silvia, Aneka, Daniel, Sebastian, Juliane. Senza parlare di tutte le persone conosciute solo per pochi giorni, ma con cui ho instaurato un’amiciza che ancora continua. Silvia, Monica, Sergio e Marzia, Elisa…
Stasera grande festa per il mio addio, o arrivederci per alcuni. Si parte con un aperitivo tutto italiano sul Roof al tramonto per poi andare nel quartiere italiano a Leichhardt per una pizza (quella vera). La serata finirà con una bottiglia di Asti davanti all’Opera House ad orario non precisato della notte. Non credo che avrò il tempo di parlarvene domani mattina, sia per lo stato in cui mi sveglierò, sia per gli ultimi preparativi.
La Thai mi tirerà fuori da questo paese con il volo delle 17:05, quando in Italia saranno le 7:05 di mattina.
Emozioni, emozioni forti. E’ dura e sarà dura lasciare tutto, tutti. Mi arrendo. C’est la vie.
Arrivederci, Australia.
Edit: ecco le foto della serata! Un regalo, aspettando il mio ritorno in Italia. A voi le conclusioni






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