Un post…”fotoso”, dopo aver spulciato tra tutte le foto che Samira ha scattato mentre viaggiavamo insieme…
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Alice Springs, Northern Territory. Il terzo atto della nostra avventura si conclude in questa cittadina di 30.000 abitanti, posizionata proprio nel cuore del continente. Un oasi nel nulla. Proprio perchè alcune persone me l’avevano descritta in maniera troppo estrema, nonostante non ci fosse niente di particolare, tutto sommato la permanenza è stata piacevole.
Il giorno del nostro arrivo lo dedichiamo prevalentemente al polleggio, tra passeggiate per la città e negozi e un interessantissimo spot al Reptile Center, dove abbiamo capito che il miglior rimedio per gli scarafaggi (cockroach) è uno di questi simpatici animaletti in giro per la casa:
Meglio stare alla larga, invece, da personaggi di questo tipo:
Il giorno successivo invece lo passiamo in un parco nazionale ad Ovest della città:
Guardate di nuovo la foto del coccodrillo, perchè è stato parte della mia cena del giorno, insieme ad un Emu, un canguro, un cammello…
oltre all’ordinario manzo e ad un filetto di Barramundi (pesce).Si conclude infatti con una cena in una celebre Steak House la nostra avventura con Samira, che lasciamo in un ostello la mattina successiva esattamente come un padrone abbandonerebbe il suo cane in un autogrill:
Nelle foto si vede senza alcun dubbio quanto ero appesantito da tutta quella carne…
Come ho già detto, Samira il 19 novembre ha lasciato Alice Springs per Cairns (costa Est), da dove scenderà fino a Sydney, prima di prendere un altro aereo per la Nuova Zelanda. Noi invece il 17 mattina lasciamo Alice e, dopo 750km, arriviamo a Coober Pedy, dove il nostro van è diventato un cinema per la visione di Syriana.
Non ci sarebbe molto da dire per la giornata successiva, se non che dopo 650km per arrivare fino a Port Germein (a metà tra Port Augusta e Alice Springs) ci siamo gustati uno splendido tramonto.
In questo momento sono ad Adelaide e vi scrivo da un ostello molto carino, dove passerò qualche giorno prima di rimettermi, lentamente, in viaggio verso Sydney.
Ah, solo una cosa: quando qui in Australia parlo di road train, intendo camion discretamente lunghi…
Dunque, dove eravamo rimasti…
Ah si, a parabrezza sostituito, completiamo il nostro viaggio nella parte meridionale arrivando al parco nazionale di Cape Le Grand dove, si dice, ci sono le più belle spiaggie in Australia. Le condizioni atmosferiche non ci sono amiche e, nonostante non sia normale per il periodo, la felpa era necessaria.
L’8 novembre, di buon ora come al solito, comincia la nostra (seconda) traversata del NullHabor. Con 1000 km percorsi, 12 ore di viaggio, sorpassiamo il confine e mettiamo l’orologio avanti di ben 2 ore e mezza…non male! Il giorno dopo, con un altra impresa di 850 km, finiamo il NullHabor e arriviamo nuovamente nella civiltà, a Port Augusta, dove facciamo shopping e ci riposiamo. Quindi, 10 novembre, si riparte, ma per il nord (e lasciamo il Southern Australia per il Northen Territory). A metà strada facciamo amicizia con un francese (che viaggiava da solo su un van Mitsubishi), con cui viaggiamo fino a Coober Pedy, dopo 550km di viaggio.
E’ giusto spendere due parole su Coober, famosa sopratutto perchè è la capitale mondiale dell’Opale e perchè la popolazione, qualche migliaio di anime, vive prevalentemente sotto terra. Case, uffici, perfino chiese sono costruite sotto terra. Il motivo è semplice: le temperature d’estate sorpassano tranquillamente i 40/45° (come adesso), d’inverno si avvicinano allo zero. In Coober Pedy, inoltre, sono stati girati film del calibro di Mad Max e Pitch Black (che figata).
E via che si va, altro viaggio verso Erldunda, RoadHouse dove ci fermiamo per la notte, la mia seconda in tenda (più fresco e più salutare per i miei occhi, duramente colpiti da allergia alla polvere). Per festeggiare, una tempesta di sabbia si è abbattuta su di me e sulla mia povera capannina di plastica, che però ha resistito con onore.
Poi il 12 novembre dritti verso Uluru (Ayers Rock). Date le temperature, nel pomeriggio ci limitiamo a qualche camminata “di rappresentanza” e a gustarci il tramonto davanti alla roccia più grande del mondo.
Alle 5 del mattino dopo ci svegliamo per vedere, da un altro punto panoramico, l’alba. Poi, una camminata di 4 ore intorno ad Ayers Rock. E’ possibile anche arrivare in cima alla roccia, ma gli aborigeni pregano di non farlo per rispetto verso le loro credenze. Io, che non ho rispetto per nessuno (
), l’avrei voluta scalare, ma le temperature alte ci hanno fermato nuovamente.
Altro giorno, altre rocce. Siamo al 14 novembre e noi siamo a Kings Canyon, 250 e passa chilometri da Ayers Rock. Queste foto sono il risultato di un altra camminata di 3 ore…
Poi, un po di strada fino a tornare a Erldunda per la notte, prima di ripartire per Alice Springs. Ma questa è un altra storia…







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