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Rotorua - Day 3

Per chi si è perso la puntata precedente ricordo che, dopo un estenuante ricerca di un ostello/motel a Rotorua senza successo, abbiamo dovuto dormire in macchina, nella nostra Corolla. Svegliarsi il mattino, nel lato anteriore sinistro di una macchina, e non trovare il volante non è sicuramente un esperienza da tutti i giorni.

Dopo aver fatto prima un giro e dopo aver svegliato le altre, siamo andati a fare un giro per gli ostelli e fortunatamente siamo riusciti a fermare una camera al HotRock, uno degli ostelli più carini e più consigliati di Rotorua. Dopodichè dopo questa nottata di sbando abbiamo deciso che era giusto regalarci un momento di relax, quindi ci fiondiamo al Polynesian Spa, una delle 10 migliori Spa al mondo, dove ad attenderci c’erano acque termali minerali che andavano dai 36 ai 42°. Aaaah….

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Dopo pranzo, invece, è stata la volta di Te Puia. Oltre ad essere il centro culturale dei Maori in Nuova Zelanda, è anche uno dei posti migliori per ammirare i fenomeni geotermici caratteristici della zona. Anche qui, le foto si sprecano…

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Insomma, Rotorua è proprio una bella cittadina. Domenica mattina (domani, nel momento in cui scrivo questo diario) partiremo alla volta di Taupo dove, prima di fermarci per la notte, cercheremo di visitare il Tongariro National Park (dove hanno girato alcune scene del Signore degli Anelli) e altre località caratteristiche. Lunedì mattina, invece, partiremo alla volta di Wellington dove sosteremo strategicamente in modo da essere comodi per il traghetto di Martedì mattina per l’isola del sud.

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Ecco alcune foto dei giorni scorsi fatte da Sara:

Silvio non ci lascia mai DSCF0839.jpg IMG_3389.jpg IMG_3409.jpg IMG_3427.jpg IMG_3463.jpg    

Day 2

Dopo la sveglia mancata di ieri, questa volta il compito di svegliare la truppa spetta a me e, dopo una doccia veloce e una sistemata ai bagagli, siamo partiti alla volta del wharf. Prima di prendere il traghetto per Rangitoto Island, ci siamo fermati in un bar consigliato dalla Lonely Planet dove finalmente siamo riusciti a bere un caffè decente (siamo abituati troppo bene a Sydney) e a mangiarci un buon muffin). Rangitoto Island è un isola vulcanica sorta, se non ricordo male, nel 1400 AC e durante le due guerre mondiali è stato usato come punto strategico militare in caso di attacco nemico, che non è mai arrivato. Da veri avventurieri siamo saliti fino alla bocca del vulcano…mi sono sentito in Lost! Ecco alcune foto dalla cima:

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Tornati in città abbiamo raggiunto l’ufficio della Thrifty, dove ci aspettava la nostra Corolla bianca, noleggiata fino a martedì mattina per Wellington. Dopodichè traghetto per arrivare nell’isola del sud e altra macchina che ci aspetta a Picton. Ovviamente abbiamo deciso per l’assicurazione completa dato che, in teoria, potrebbero guidare solo due donne (anzi, Sara e Francesca per non cadere nel’errore di generalizzare l’intero sesso femminile).

Dopo aver sistemato il bagagliaio, impresa assai ardua, siamo partiti alla volta di Rotorua. Dopo appena 10 km, Sara ha spontaneamente deciso di uscire dall’autostrada per un motivo che ancora cerchiamo di capire, ordinandole di andare sempre dritto fino a nuovo ordine. Iniziamo bene… Iniziamo a discutere di come le infrastrutture autostradali siano meglio qui che in Italia, di come qui non c’è bisogno delle partenza intelligenti…ed ecco che arriva, l’inevitabile, colonna. Strano. Dopo 30 minuti di passo lento, causa lavori incorso, continuamo il nostro viaggio verso il centro dell’isola del Nord. Arriveremo a Rotorua alle 7.30.

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Fino alle 11 circa abbiamo girato per la citta’ e per i dintorni cercando un ostello o un motel disponibile, con esito negativo. Come gia’ mi era successo ad Adelaide con il French Festival, anche a Rotorua e’ in corso un evento e quindi e’ improbabile trovare qualcosa. Abbandonate le speranze di trovare una sistemazione, decidiamo di dormire in macchina, ma non prima di aver cenato. Anche trovare una cucina aperta e’ stata un impresa e, dopo vari tenativi, convinciamo un cuoco a cui probabilmente avevamo fatto pure pena :) Cosi’ cerchiamo un posto dove sistemarci con la macchina e proviamo a dormire…promettendoci di prenotare per tutto il resto della vacanza :)

Agggiornare il blog questa volta e’ stata davvero un impresa :) Il prossimo post riguardera’ la giornata a Rotorua, citta’ veramente molto molto carina e caratteristica. Buona Pasqua a tutti.

Day 1 - New Zealand

Nonostante avessi programmato la sveglia per le 5.45, incredibilmente alle 5.30 spaccate mi si sono spalancati gli occhi. Così, dopo aver portato giu il mio backpacker ho avuto il tempo anche di fare colazione: una bella tazza di latte e choco pops. Sara arriva puntuale, l’Airbus anche troppo in anticipo e così ci vediam,o con Jieun e Francesca in aeroporto. Ma, sorpresa. Il nostro aereo non è in lista. Ci informiamo e scopriamo che il nostro volo è in ritardo di almeno due ore, Emirates ci scusa e ci offre un buono di 15 dollari per far colazione, che spenderemo in eggs & bacon.
Così, invece di partire alle 9.15, siamo partiti alle 12.00, quasi tre ore dopo. Dopo un volo perfetto, nonostante il ritardo, arriviamo ad Auckland che sono le 5 del pomeriggio, ore locali (3 ore di viaggio). Durante il tragitto mi sono gustato Doom, sottotitolato in cinese, e un po’ di classifiche UK degli anni 80, che non fanno mai male alle orecchie. Notare comunque qual’è la prima notizia che ci è capitata davanti agli occhi non appena saliti sull’aeromobile (insomma, non c’è niente da fare, Silvio c’è anche qui).
Dopo un ora passata tra code per l’immigrazione e code per i controlli biologici, ci rendiamo conto che questi neozelandesi sono più paranoici degli americani. Rischi di più importando frutta che cocaina…

Insomma, morale della favola, usciamo dall’aeroporto alle ore 19:30 locali, dopo aver fatto un piccolo giro tra gli autonoleggi, deciso di stare ad Auckland per due notti, prenotato l’ostello e aver capito che la nostra scheda australiana del cellulare non permette il roaming. Che fregatura.

Una volta sistemati in ostello, ce ne usciamo a fare un giro per ammirare la città alla notte (già ribattezzata “una brutta copia di Sydney”). Ne esce fuori un kebab con conseguente discussione riguardante la giornata successiva e su quello che avremmo voluto vedere nell’isola del Nord.

Auckland di notte... Un nome, un programma...

Giovedì, invece, dopo esserci svegliati più tardi del previsto causa sveglia completamente ignorata e dopo aver perso metà mattinata a cercare l’ufficio della Thrifty che poi si è rivelato da tutt’altra parte, abbiamo deciso di andare a Devonport, praticamente la zona dall’altro capo del centrocittà. Senza dilungarmi troppo nei dettagli, vi sparo un po’ di foto:

Jieun e la sua guida coreana... La vista dall'altro lato della cittÃ

Acrobazie 1 Ta-ta-ta-ta-ta! It's me, it's mario! Acrobazie 2

Io e Jieun Il gruppetto

Un altra bella veduta... Il Made in Italy c'è anche qui...in 5 metri quadrati, due parcheggiate, due che passavano

Stanotte dormiremo ancora ad Auckland, domani mattina saremo a Rongitoto Island e nel primo pomeriggio prenderemo la macchina a noleggio per spostarci a Rotorua. Sempre se rispetteremo i programmi :)

Brief english section: i know that now “a lot” of foreigner people are following me in this adventure, so after some Nils’ suggestion i decided to update them with just few words. The plane was late, naturally, and we arrived in Auckland 3 hours after the scheduled time. We spent a lot of time in the immigration as well, so we went out the airport at 7.30 PM local time. The ACB hostel is pretty cool but we have no window in our room…and Nils can understand how important is having one in some situation :D
We’ll leave Auckland friday afternoon, with a car, after visiting Rongitoto Island. Today we visited Devonport and it was really beautiful.
Anyway everythings is fine and i was quite sad to leave the hostel (Eva’s) wedsday. I wish you can appreciate my effort for writing in english :) Let me know if i made some mistakes and if you liked this brief section…if not i will no try anymore :D

Verso la Nuova Zelanda

Giornata divertente ed importante. Dopo esserci svegliati in ritardo rispetto ai giorni precedenti, dopo una colazione veloce le nostre strade si dividono. Mentre mio cugino, dopo aver ascoltato i consigli di Nils, è andato a cercar lavoro per la città, io sono finalmente andato negli uffici di Emirates per pagare il viaggio di andata per la Nuova Zelanda. Ebbene si, è ufficiale.

Da quando se ne è andata a Porter mangiare non è più lo stesso... Che trio!

Partirò per la New Zealand il 12 aprile, con un bellissimo 777 di Emirates (fino a Auckland), e tornerò il 3 maggio, con un 717 (o un Airbus 320) di JetStar (da Christchurch), la compagnia low-cost di Qantas. Il viaggio di ritorno, incredibilmente, siamo riusciti ad acquistarlo per 130 dollari australiani. Un prezzo mitico! Partirò con Jieun, la coreana, Sara e Francesca, sperando di poter incontrare nuovamente Porter durante il mio cammino.

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Dopo aver pagato i biglietti, chiacchero per circa 20 minuti con il simpatico e disponibile impiegato di Emirates di compagnie aeree, aeroplani e Dubai. L’impiegato mi lascia gentilmente una carteva di depliant e tutto quello che potevo avere riguardo Emirates…che cercherò di conservare come ricordo.

Dopo un pranzo veloce in consolato, mi rincontro con mio cugino e decidiamo di farci un giro con il Ferry. “Portami in un posto dove non sei ancora stato”, mi dice. Così sul tabellone scelgo il primo traghetto per un “X bay” che leggo e decidiamo di andare a Neutral Bay, ignorandone la posizione. Il traghetto è costato 5 dollari, per un viaggio di neanche 10 minuti e per giunta finiamo in una zona puramente residenziale. Dopo aver adocchiato una ragazza durante il viaggio in traghetto, la vediamo aspettare l’autobus vicino al molo di Neutral Bay. A quel punto, da veri italiani, decidiamo di abordarla (dato che siamo in tema di moli). Parte mio cugino, dicendole erroneamente “Are you here”? Lei giustamente, si guarda addosso e risponde affermativamente. A quel punto, mi è sembrato opportuno intervenire per iniziare una conversazione che avesse un senso compiuto. Dopo una intensa chiaccherata, Monique (davvero molto molto molto carina) ci dice che a Neutral Bay non c’è proprio un bel niente da vedere e nel momento più concitante, arriva l’autobus che ce la porta via. Per scarso tempismo, non saliamo sul mezzo anche perchè non sapevamo dove mai avrebbe potuto portarci. Camminando alcuni isolati, ci ritroviamo il suo autobus di fronte. Mentre Monique dal finestrino ci saluta e ci sorride, noi ci guardiamo e iniziamo a piangerci addosso pensando di aver perso il tren…il bus della nostra vita. Al momento, varie idee ci sono venute in mente: attaccare un annuncio sulla fermata del Ferry, prendere l’autobus successivo per una destinazione ignota sperando di incrociarla per culo, montare una tenda sul posto, oppure (ma non era una scelta molto economica) comprare casa a Neutral Bay.
Siamo tornati a casa.

Neutral Bay Sempre Neutral Bay

Dopodichè, ci siamo polleggiati al Botanic Park con Francesca e Julia, la tedesca, fino ad orario di cena.

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Stanchi di cucinare (dopo 2 giorni), decidiamo di tentare la via della pizza a Kings Cross. Nonostrante le nostre perplessità (causa costo e causa gusto), la pizza non era poi così male. Nell’attesa della cottura, comunque, si presenta un giovane accompagnato da una bella figliuola, attratto dalle nostre discussioni in lingua madre. Il ragazzo era un australiano che, pensate un po, ha fatto un master di due anni a Bologna e ha imparato l’italiano sul posto. Mentre discutevamo con questo baldo giovane, un altro ragazzo esordisce con un “ma siete italiani anche voi?”. Mitico…non abbiamo incontrato italiani in 5 giorni, ma basta una pizzeria per ritrovarci tutti. Manuel, del lago di Garda, ci dice subito di non partire mai per un lungo viaggio con la propria ragazza perchè lui, qui con lei da 4 mesi, era felicissimo di essere venuto a prendere la pizza da solo.

Finite le pizze, ci uniamo alla discussione di due belle ragazze, una irlandese (che, secondo Francesco, le faceva l’occhiolino, ma è un ipotesi tutta da verificare), e una scozzese con l’occhio bionico (sempre secondo Francesco, sempre ipotesi da verificare).
Tornato in cucina, mi unisco ad un altro gruppetto e iniziamo a giocare a carte con loro. Scoprirò poi che la partita è davvero multietnica: uno svedese (Nils), un greco (Costas), una olandese, una austriaca, una inglese (davvero figa) ed io. La partita è accompagnata da un vinello bianco e a proposito vi consiglio di ingrandire l’immagine allegata.

Il vino di Costas La